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Archive for the ‘pensieri’ Category

Spettinata

content

Arpeggio indecisa
tra ombre di terra.
Fossile riemerso,
ricordo su cui pensare.
Lievemente appesantita
da squarci di cielo:
piove vapore
come a rinsavire
il già stato
che chiede di appartenermi.
Mi chiedo se riuscirò
a dar forma alle mie corde
di violino spettinato
e scoprire leggera
una sagoma che mi ha inventata.
All’improvviso (mi) compongo
e sorrido.

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Poesia

 

invisibile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poesia è canzone

se si è capaci d’intonarsi

a ritmo di abbandono

non evocato.

 

Poesia è esplorazione

di chi indossa

vestiti ignoti

anche se pensa

d’immaginare e conoscere

le pene,

ma in realtà non le afferra,

-non le vive.-

 

Poesia è respirare

l’acqua delle delusioni:

si affoga

tra intemperie di no

d’inverno o d’estate,

quando il freddo o il caldo

si lasciano sentire oltre le stagioni

imposte come condizioni

da accettare per forza.

 

Poesia è bora:

infrange le tue leggi

che ri/leggi

legandoti ad un filo d’ansia

che non controlli,

è come paura:

vorticoso t’inghiotte

senza speranza,

senzaottimismo

ma ti lascia gremita:

la tua forza

lascia spazio

ad una innalzata

sopravvivenza–inaspettata-

senza necessaria mèta da raccontare

al domani che già ti appartiene.

 

Poesia non è il nulla

che tanti non ri/conoscono

perché matematici

(e nei numeri freddezza

di spari che uccidono

matricole di cui sbarazzarsi)

Ma in uno spazio immenso

i numeri si disperdono

e si svestono,

smembrandosi,

raccontando la fine

d’una qualsiasi dignità

nata per diritto

di storica individualità.

Poesia lascia

l’impronta in una sosta

che si vuol ricordare

nell’ l’immensità d’un esporsi di/verso

è indefinibile “clik”

è numero che si ribella.

 

Poesia è scelta di parola.

Di coraggio.

Di derisione

per chi sente la necessità di sostare

in divieto d’espressione.

 

 

 

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[è solo fisionomia]

 

 

Volti: ne leggo i contenuti
tra gli arpeggi di chi ne ha da raccontare
in simbiosi con le paure
intrappolate nei dissensi.

E’ l’arpeggio della curiosità che mi muove in accordo
d’un tamburellare nei tasti mai stanchi
d’un produrre suoni sviolinati di conferme
solidali verso quella meta chiamata sogno,
luogo e riparo da cattive ed inopportune sentenze.

Leggo riparandomi dalle sofferenze
di anime sconfortate e inabissate nei luoghi comuni
mentre batterie insistenti musicano leggere
ritmi di tamburo personalizzati;
ma pur sempre restano
agonie preziose di un qualsiasi vivaio in pieno vuoto.

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Hätte ich mein Leben

reden lassen

würde Ich geheimlos

schweigen.

 

Mein Wissen liegt

auf mein abhängiges Wort,

nur ein kleines Reden

meiner Seele

wartet auf die nächste Gefahr

meiner Liebe.

 

Meine Augen sind natürlich gefrohren:

dicht und zartlos leer.

 

Sie drängeln wie ein Biss

gefühlsamer Entleerung

der Sehnsucht

die zart und fein

über die Spuren meiner Zukunft

stürtzen können.

 

 

 

Avessi lasciato parlare

la Vita

sarei ermeticamente

muta.

 

Il mio sapere giace

sulle mie parole dipendenti,

si distende solo su un piccolo vociferare

della mia anima

e aspetta il pericolo

del mio amore.

 

I miei occhi

senza spessore, candidamente vuoti.

 

Spingono come

la presa di un morso

il pieno

svuotarsi di nostalgia

che con dolcezza e finezza

intralciano le ombre…

del mio futuro.

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(Impressioni)

“Me ne sto in disparte,

come se il baratto della felicità

fosse esistenziale nei compromessi

dell’essere congiunto alla massa.

Negare la pioggia bagnandosi

di sole sotto l’ombrello

è la soluzione al non volersi costituire

parte integrante alle giacenze

in cui siamo disposti ad annegare

senza cogliere il filo d’aria tessuto

al nostro semplice dignitoso vivere….”

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A Caduta

Al midollo strizzo la voce mancante
delle dita che s’affossano nel sonno
gutturale, senza suono, senz’accento.

 
Foce d’ultrasuono
imbarco razionale
crepuscolare epitaffio
mai morto
se non per disaccordo di memoria
lasciato qua e là
in riserva d’un non spiegare troppo
altrimenti l’effimero
prende volto nella sua
insignificante
magia d’essere
da cui spiccare il volo
senz’alcuna sostanza
e spazzarsi via le ali
no.
Sarebbe indolore
anche la caduta 
senza il suo rumore.
 

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SILENZIO D’ABISSO

Seduta.

In silenzio.

Non c’è
nemmeno
l’ombra
della sera.

Ma sugli occhi
sfibrati
di stanchezza
una piccola luce
guida
la trasformazione.

Salto,
senza pensare,
nel cuore

della sordità.

E ascolto
il battere
delle vene
nelle arterie
asportandomi
lenta
dentro culle
profumate
d’incoscienti
subconsci
tra abbandoni
di letarghi
movimentati.

E non mi conosco…
Non ancora… no.

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