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Archive for the ‘nel corsivo dei pensieri’ Category

rap sconnesso

Mi scappano nudi ermetismi

modellati in fumetti

da spruzzare. Si accalcano in aggettivi di fumo

senza soste

imbevute da narcotizzate fantasie;

palpo disordine disarmonico

collocato a silenzio stanco,

parassitario, ma eloquente.

D’altra parte questo ritmo

di [non] rap sconnesso

di sicuro trova parola

in logorroica tempestività fuggitiva.

Si dice  “cose da dire”

“pensieri da pensare”

“cibo da mangiare”

“vino da bere”

“coraggio da vivere –In amore-”:

stonato battito da cui risorgere

dissetandosi da semplice arte sofferente;

piccola vertigine da cui scendere

in modellante intarsio da lasciare.

 

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atmosfera_figura1

Ho etichettato
in paludi sommerse
molte aspettative
da cui respirare aria buona.

Poi leggermente
come passo di formica
ho visto affogare
il malizioso terreno
su cui credevo
potessero nascere fiori.

In attimi di così intensa
illusione
la forza è
illusione
anch’essa.

Il trambusto raccolto
non è altro che aria
cattiva e soffocante
da cui sparpagliare
velocemente
ogni utopia cresciuta
in odore di composta
esposizione…

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CIMG1426

Non esiste alcun equilibrio
tra le cose.
Siamo tutti trapezisti
allo sbando col vuoto
calcolato illusoriamente.
Tutto è rappresentazione
di ciò che non siamo.
Siamo solo idea di fumo
che aspiriamo
(per dare alito alla nostra fame)
solo idea di sigaretta consumata
(per dar fuoco al nostro bailamme).
Attracchiamo in continuo vivere
inconsapevole.
E nell’iperbole di costruzione
naufraghiamo in aria
perennemente distratta.

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2012-09-29 06.51.37

Sospendo i moduli
di una vita in carica
per lustrare pensieri
simili a ritornelli.
Sono solo stormi di matematici calcoli
dove l’algebra è sinonimo
di curiose filosofie da seminare
(senza capirne nulla, ahimè).
Sono numeri gustosi
e tutt’altro che ignoranti
se posso sfatare questo

π

in sensi di colpa mai esorcizzate…
così in realtà il cerchio
è un riflesso limpido…
ma se cambio il raggio
alla sua rotondità
senza ferirlo
potrei non captare
lo sguardo veloce
d’un calcolo che forse,
in fondo in fondo,
so intuire?
Intrometto
la logicità nelle scansioni,
una voce che esprime,
un qualsiasi ritmo di danza,
così nell’istinto
so di saper vivere
(anche)
in una matematica astratta
ma intonata solo alla [mia] vita
che ascolto con molta attenzione
senza la consapevolezza
di dover perdere sempre.

 

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se [non] sai da dove nasce.

L’infanzia, qui, non c’entra.

E’ in età matura
che si aprono le porte
delle proprie fusioni insolventi.

L’infanzia, qui, non c’entra.

Nella vita ti foderi
di tasselli mancanti
in continuo (forse), sperato divenire.

Il baratro è un metro di misura
che vive di continua valutazione
ispiratoria, sognante, idealizzante.

Le braccia si arrampicano
scivolose
raccogliendo(si) dagli specchi.
Nonostante tutto.
Son consapevolezze.
Lasci alle spalle l’infanzia
e cresci sui [tuoi] profumi.
Salvando il fiore, il suo stelo.
Compreso le spine che t’illudi
di aromatizzare nei colori.
Nei colori nel tatto.
Nel [suo] vaso di puro germoglio.

L’adolescenza [non] c’entra.

-Son nuove strade, nuovi cementi.
senza fiori/odori-

Le scelte iniziano ad essere soggettive
oggettivamente osservate
da chi si prende cura di te
anche col solo pensiero
di pensare a te.
In concreta assenza.

S’inizia a bollire la [s]bronza
dove l’infanzia c’entra
ma senza fallire la conquista
d’un essere “costruzione”.

Camminando ancora,
seguendo l’invisibile oggettivo
che ti ha reso
colui a cui gli altri non interessa,
colui a cui l’umano non sa entrare.

 

 

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Domani ci sarò.
Adesso come ieri.
E non c’ero.
E cerco di essere.
Forse sono vera.
Forse sono autentica.
Oggi sono libera.
Oggi forse sono io.

[Sarà in questa probabilità

che noi verremo

a vivere?

Senza avere tra le dita

la certezza d’una malattia

che saprà prendere il sopravvento

sulla nostra esistenza

e sulla nostra memoria?

La guardo, le parlo.

Il suo sguardo è un punto di domanda

nei segreti di chi la divora]

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Se non so proteggermi da parole altrui

vuol dire che alla mia porta

sa bussare un fragile abbandono

 

da qui all’eternità

tutti sanno essere poeti

senza stare necessariamente fermi

 

(per pura competizione da sbandierare)

 

molti sono coloro che si nascondono

dietro parole sentite su orizzonti

senza mai afferrare i loro stati d’animo

 

e troppi , con paure letali

e spesso perdenti,

posseggono conquiste aguzze

 

giusto o sbagliato (?):

 

due parole che non amo

ma la loro interpretazione

sanno lasciare sbocchi di allontanamenti

non vincenti per se stessi

ma per coraggio da scoprire

in giunture slegate da (personali)  atavici passati.

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