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Archive for the ‘in my touch’ Category

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

immagine di MariaGrazia Galatà

 

l’intrigo naturale
-asfissiante-
del tuo mancarmi
è come
la dispersione
delle mani
che sento
-adesso-
tra i deliri
del mio averti.

 

 

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Quando i problemi
diventano buchi
di setaccio da percorrere
cospargendosi di vibrazioni
elettriche
staticamente ondulate

m’accetto in plagio silenzioso.

Capire solo
la fine d’una sicurezza
(da poco non è più mia)
altamente tentennante
qui
nella morte futura
|| apparente ||
d’essermi stata musa.

Cancello le ore finte
cospargendomi
di nuovo
di terremoto senza scossa.

Di mutismo senza rispetto.

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LA LUCE NASCOSTA

A volte vorrei provare
a vedere il mondo
con gli occhi di un cieco,
immobile davanti all’oggetto
dove ne percepisce il senso.

Vorrei provare ad amare qualcuno
con il suo cuore,
riconosce il sapore
di un profumo intenso
sulla sua mano anche se
non tocca…
ne percepisce il senso.

Accetta le sfumature
delle più grandi sofferenze
al di là del tatto e delle parole.

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-immagine presa da www.eligart.com

 

 

L’erotismo ha come guanciale
la semplice consistenza
d’una morbidezza ondulata

s’infrange in dune sabbiose
e si placa in fertile terreno
di melodiose e timide ciglia
che al solo tocco rimbalza nel petto
come ansia crescente di sconosciuta
emozione

L’erotismo
lanciandosi nel vuoto
mi possiede
nelle voglie assuefatte
di limpide cascate

nascono boccioli appagati
nel venirsi sfiorati
sulle fessure di labbra
quando mani modellano
il mio abbandono
dentro abissi dei miei occhi chiusi
al solo desiderio di te.

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FARD

Fuoco d’artificio

disidratato

dalle mie stesse ossa;

si muove

tra balli d’aria invisibile;

pesantezza nell’oblìo di un fard

creato per abbellire,

per nascondere

per evidenziare,

far della mia ombra

la mia ricercatezza

dell’esser pura.

Tutto sfuma. Tutto tace

tra la sua polvere cristallina…

nei vari echi

di essermi pervasa dentro

come in una prigionìa.

In forza – in fragilità

in esser semplicemente io:

donna e uomo

asessuati di sola essenza…

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“L’irripetibilità della realtà

si macchia di menzogne

d’accogliere senza sfratti se consapevolmente

raccontate a se stessi.”

*

Si, lo so,

è spartano

scrivere in questo modo,

da tondo poeta

dove all’interno della parola

pare si nasconda

un qualcosa d’altamente

non semplice,

ma è in questo grembo di memoria

ispirata

che non si cela mai nulla

d’incompleto

a meno che non ci si voglia

fingere di losche tinte

per raffigurare

un mostro d’ingenerosità

da ammazzare.

*

E’ suicidandomi così,

nel dimenticarmi in quest’attimo d’un poco fa

già trans/andato,

che le mie dita avranno perso la bussola

non scivolando nella necessità

di terreni opachi consumati d’altri tempi, d’altri passi.

… _ ma ecco che uno specchio… avanza _…

m’aggrappo ad un punto espressivo, ad uno sguardo,

mi rapisce dis/conoscendomi in un free- climbing

d’un violento “cosa vuoi da me?”

*

Dalla mia pelle stonata d’un non essermi riconosciuta

impaurita raccolgo perle di cuori geometrici

e l’imperfezione del ritmo che avanza lascia

al vento uno schiaffo morbido

che sveglia impazzita lo spacco del vetro urlante

rotto dall’abbandono dei (miei) sogni mai sognati

o forse dai (miei) desideri mai avverati

per una semplice apertura di porta mai collaudata.

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Viaggio nella nebbia
asfissiata di parole
gironzolando
in prudenti rilievi
di (im)peccabile eccitazione .
Nessuna naturale essenza
smuove tale natura
di spasimo gridato d’amore .
(Nessuna) paura di eccedere
nei frammenti
d’apocalittici centri
da puntare.
E’ così che nel bacio
d’autunnale o invernale
smorfia della coscienza
mi prendo gioco di me
e mi violento…

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