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Archive for the ‘il m’inkazzo’ Category

 

E’ una storia curiosa questa;

Il fumo domina da vette

encomiabili, inattaccabili:

tutto è senza tregua,

nero, tossico, corroborante

è carcinoma (non solo) alla vista:

ogni orizzonte brama

ad una appropriazione indebita

in assenza di verità popolare

… … …

tanto

sono in migliaia ad essere persi

nella disperazione

(STOP alla desolante pubblicità).

 

E’ storia di osservazione,

di un paese che nel dopoguerra

collezionava mattoni per un domani;

erano tutti dignitosamente poveri,

negli occhi avevano tragedie

da vivere e raccontare negli incubi

di ogni stagione:

sarebbe diventata essenza (e vigore)

quella bomba che non li punì

sotto una città che pioveva morte

(STOP alle lezioni di storia).

 

Oggi si racconta d’un giardino addormentato:

le notizie di chi  si affanna

è censura decorosa

ammuffita nell’indifferenza.

L’unica salvezza è la globalizzazione,

l’ apparato tecnico bancario:

manda in vacanza i nostri risparmi

in famosi villaggi turistici sbiaditi

che salterebbero in cenere al minimo

capriccio d’una natura infuriata.

 

E’ una storia d’Italia

di parole promesse

in non-eterne

cassaforte di salvifiche corruzioni:

senza spine e linfe architettoniche.

Nella storia dei millenni a venire

c’è solo il tanfo

di una Costituzione manomessa

anche nell’interpretazione

della sua estrema bellezza:

c’ha pensato la politica ciarlatana (italiana)

a rimare con la nostra profonda ignoranza

(e non esiste uno STOP

alla memoria collaborativa

-quale?-

Tutto procede nella normalità
APPLAUSI!) .

 

E’ una storia disperata questa,

dove impazza solo lo sbuffo

d’una candela stanca e inanimata.

Siamo lega(lizza)ti

ad un battente fumo nero

al fine di non produrre

esistenziali desideri

come una “banale” salute,

un “banale” lavoro retribuito,

una “banale” dignità a cui aggrapparci

in momenti di complessa emarginazione.

Esiste, oggi,

la parabola della allarmante

“ignoranza culturale”:

non sa sbranare con ampie bracciate

tutto questo demonio accartocciato

nella sua avida protezione.

Ma da una croce

arriverà il boato

d’un AMEN liberatorio

di persone cha sanno dare

lo STOP a questi APPLAUSI

globalizzati?

 

Riscrivere la storia

non è cambiare gli eventi.

Capire la storia

è viversi, raccontarsi

nelle esperienze senza alcun timore.

Cambiare la Storia

è lo STOP

d’un futuro già arrivato.

 

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Non occorre essere sensibili
al cospetto d’orrori
all’odor di sangue retribuito
in calda accoglienza e protezione
dalle moderne bufere.

S’infrange la legge
di suprema intelligenza
ora che la cultura evoluta si fa strada
su cementificata salvezza
delle infinite specie viventi.

Nulla giustifica
la sofferenza
delle vite innocenti
delle grida penetranti
offesi da derisioni e leggerezze
di mani che uccidono
sotto un alone di grande ricchezza pregiata.

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SCOSSE

Mentre la terra si burla della povera gente

le rovine sotterrano respiri e grida

mozzate a metà

(la vita è su una ghigliottina, si sa).

Riverbero irrispettoso di qualcuno che sorride

al suo portafoglio di parole e promesse:

esistono monumenti da rielaborare con fondi

di concerti poi dimenticati

(le istituzioni sono un circo, si sa).

 

Come una guerra, forse peggio:

ognuno a braccetto con il proprio pallido viso

che ad ogni paura si rimbocca di coraggio,

di sopravvivenza mescolata a miracolosità inerme

(è al destino che appartiene la vita, si dice)

proprio mentre manca (e mancherà per sempre)

il pane, infarinato di polvere e detriti

di parenti, amici, conoscenti

o di chiunque altro visto solo così

senza sorriso o lacrima

l’ uragano si rimbocca le coperte

con la morte improvvisa

(la terra si scuote, è viva, si dice).

 

Tutto il baccano di ricostruzione

si spalma su accuse d’un paese

che affamato di giustizia

piange ancora i morti

su ali che di vorace e forte e bella

non ha ancora ripreso (ancora) a volare…

mentre si piange sempre sull’impotenza

d’un fuori controllo immune da colpe umane

(forse; ma questo non si sa, si dice).

 

 

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M’ascolto complice
di massacri
sulle onde erbose
di Storia.

C’era una volta
Il Sangue,
quello decoronato
dalla dignità
di scorrere
in libertà.

Sbatto sui colori
di partiti e chiese
assolti dalle colpe.

(Sul pulpito dell’umiltà
arieggia presente
il riscatto della giustizia
infamata dalla non espressione,

-voluta-

e debellata dall’In-Curia)

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    Articolo 1

    Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
    dalla dichiarazione dei “Diritti Umani” scritta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948

Tutto si smaltisce
con l’euforica corsa
al progresso.
Mani e menti
elaboratori di denaro
e potere
… … …
forse è solo un bisogno
di sopravvivenza
l’atto di svendita
di piccole essenze
private d’infanzia?

Tutto si smaltisce
con una corsa
alla comprensione
… (finta)…
del mondo occidentale
che scolpisce solide colonne
di educazione illusoria
smembrando famiglie
consumate dai morsi
della vera fame
… … …
un fiume in piena
che non scorre,
un pezzo di pane
mai cotto e profumato,
un assillo di parole
che non hanno né suono
né significato
se si da un senso lontano
alle ingiustizie
che ogni giorno
decolora un paese
mostrato e disegnato
da finte favole
di beneficenza.

E seduta
davanti ai poteri
di alte cariche
determinanti e ricche
(basterebbe un anello religioso
a sfamare piccoli desideri
di naturale sopravvivenza)
un brivido di movimento tellurico
solo alla vista dei tanti
“uomini e donne”
bianchi e grassi
di protagonismo ignorante
… … …
L’Africa muore ingoiata
in un morso d’alito
di confusionale indifferenza.

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SEMPLICE PUNTO

mi sdoppio tra le sensorialità
radicate,
tra le fiere d’adempimenti
burrascosi in parola
 
e l’uomo/donna che sia
riverbera la propria obiettività
nella lacuna d’un non voler tacere
al prossimo un buonismo
che non mi appartiene più:
 
laicità del parlare
consumato nella sola affermazione
e non in azione d’un sospendersi in ascolto
nelle melmose realtà
ancora troppo silenziose,
oppure ancora troppo coperte
da “sguardi sufficienti”.
 
non semplicemente giudicare.
morbosamente vivere, per favore,
oltre l’orizzonte della propria tenda
di sapore conoscitivo.
<!>

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