Volti: ne leggo i contenuti
tra gli arpeggi di chi ne ha da raccontare
in simbiosi con le paure
intrappolate nei dissensi.
E’ l’arpeggio della curiosità che mi muove in accordo
d’un tamburellare nei tasti mai stanchi
d’un produrre suoni sviolinati di conferme
solidali verso quella meta chiamata sogno,
luogo e riparo da cattive ed inopportune sentenze.
Leggo riparandomi dalle sofferenze
di anime sconfortate e inabissate nei luoghi comuni
mentre batterie insistenti musicano leggere
ritmi di tamburo personalizzati;
ma pur sempre restano
agonie preziose di un qualsiasi vivaio in pieno vuoto.

la tua poesia va letta più volte, spesso questo è un pregio di chi scrive con estrema cura. I volti sono pentagrammi sui quali cancellature e belle copie, spesso fanno mostra di tutta la loro fragilità
un abbraccio